luglio 03, 2009 15:50

... Perché stavolta io non ce la faccio a venir su.
Quando torni, dicevo, ti spiego questa cosa del tornare alla sbarra e allo specchio, di scoprire che i tuoi piedi non fanno quello che gli dici ma esercitano una loro forma di autonomia di protesta nei confronti dei movimenti troppo alieni, troppo difficili e troppo leggeri.
Ti farò vedere i passi, x come li ho imparati, e ti spiegherò che è come se mi sentissi schiacciata in un corpo bidimensionale, quello dello specchio appunto, che mi fa tremare. Ti racconterò della libertà del non guardarsi, del venire da dentro a fuori e non da fuori a dentro, e della competizione automatica che viene mentre il tuo braccio sinistro si appoggia lieve al legno e di come tu sai da che parte si gira – gli altri, tutti, no.
Ti spiegherò, ti farò vedere, ti racconterò… e ovviamente non riuscirò a spiegarmi per nulla.
Mamma dice che siamo il giorno e la notte: questa volta le devo proprio dar ragione.


FarfallaDiVetro

giugno 24, 2009 10:46

Allora…non è che non volessi raccontare anche all’altra parte del mondo, ma ho raccontato così tanto l’esperienza del provino che un po’ ne sono stanca. Sptt perché è venuta fuori una delle parti di me che più odio, cioè quella troppo emotiva, che non riesce a controllare lo stato di tensione e manda tutto a FC.
Al mattino prova di danza con maestro asiatico-londinese che avrà più di 40 anni ma non ha problemi di spaccate. Ci fa provare dei pezzi di una coreografia del musical ed è divertente, mentre cerco di mettermi in fondo finisco quasi in prima fila e mi piace, mi fa ridere. Tendo il tempo, lancio le gambe, mi ricordo le gambe (poi me le scordo subito, ma intanto almeno un giro l’ho preso) etc. Poi pausa e prova di tip tap: nessuno l’ha mai fatto, ci spiega e rispiega 2 passi base, vede come li facciamo e “basta così grazie, sono a posto”
J Poveretto! Ci danno quindi l’appuntamento per il quarto d’ora individuale di canto e recitazione. Fuori, oltre alle mie amiche canterine, è pieno di bambini: 20 anni, 19, iper saccenti e che sanno tutto loro. Cerco di rispondere a modo a una che mi chiede se sono stata DAVVERO ad Harward, perché lei è andata a Oxford e non ha solo comprato la maglia perché era in gita…. Sono stata brava, non l’ho nemmeno morsa.
Nel frattempo, a tip tap, mi sono fatta male alla gamba: era una settimana che il ginocchio mi voleva uscire, e l’aver spostato male il peso mi ha strappato a livello dell’anca. Sono tornata a casa in bici che non sentivo più il piede, e –grossissimissimo errore – ho invitato le amiche canterine a casa a provare. Ascolto C. che canta Zingara (da Notre Dome) e un’altra molto spiritual da Rent: sono senza parole, canta da Dio, sembra di ascoltare il cd originale. Né sbavature, né cali, un po’ di variazioni ed è semplicemente perfetta. Perdo tutta la mia fragile autostima d’un colpo, capisco che la cosa è davvero troppo lontana e quasi non mi presento più al pomeriggio.
Poi ci vado, mi spiace meno fare una figura di merda che saltare, e canto male. Ma proprio malissimo, che così male le canzoni non m’erano mai venute. Ho la voce bloccata, lo stomaco a pezzi e mi sento uno schifo. Mi dimentico perfino i testi e invento molto, perciò amen. La sera prima avevo chiesto di non avere nessuno attorno, e ovviamente ho avuto la presentazione ufficiale del moroso alla mamma, che poi lunedì ha trovato il modo di scaricarmi addosso tutto il malanimo e il veleno che aveva in corpo; sono riuscita a litigare col moroso MENTRE eravamo a letto; mi è rimasta la cena sullo stomaco.
Va bè, credo che mi buttino fuori a pedate e invece mi fanno prendere su una bigliettino con una frase, e poi un altro in cui c’è il modo di dirla. L’improvvisazione mi diverte, devo fare il papa e ci metto tutti gli echi come se fossi all’angelus. In seguito A. – regista e cantante lirico professionista – butta una sedia a terra e mi ci devo sedere sopra senza toccarla. Ricordo l’esercizio, ma non la soluzione, perciò reagisco improvvisando e ne viene fuori pure una bella scena. Esco non contenta ma almeno sollevata che sia finita, e convinta che nel giro di poco si aprirà il cassetto della vergogna quando A. mi richiama. Vogliono vedere se in repertorio ho qsa di comico!! Alla fine il bilancio resta negativo: non mi piace affrontare una prova già non al massimo delle mie capacità psico-fisiche, ma in più mi odio proprio quando non sono  in grado di sostenere la tensione e mi taglio le gambe da sola.
La soddisfazione però è duplice: la danza mi ha svegliato un po’ i muscoli e mi ha ricordato che mi piace muovermi a tempo, guardarmi allo specchio mentre faccio le facce e saltello sui piedi. La parte recitata è venuta bene, mi sono fatta notare proprio per la specialità in cui mi presentavo, e mi sono ricordata che qno non molto tempo fa mi ha detto che ho buone doti teatrali.
Non so se avrò mai la possibilità di fare un altro provino, so di essermela giocata male, ma almeno mi sento bene perché ho implicitamente ricevuto una conferma che l’espressione artistica che ho scelto è quella giusta per me.


FarfallaDiVetro

giugno 17, 2009 17:42

CambiScena

 

Buona la prima!

 


FarfallaDiVetro
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giugno 12, 2009 12:38

Poi uno dice non hai mai tempo, hai ola casa che è un bordello non ti sei nemmeno fatta le lavatrici.
Ma i we devono essere tutti adeguatamente spartiti tra gli affetti, che nessuno si senta offeso e che io possa ricaricarmi un po’. Quindi alla fine l’unica non contenta sono io, che non passo tempo qualitativamente e quantitativamente sufficiente con nessuno. E solo xchè ho le prove domenica. Quindi colpa mia, devo avere i we liberi x poterli dedicare agli altri, sia quelli di cui ho bisogno sia quelli che hanno bisogno di me. Ottimo, sono già così stanca che sarò una belva con tutti e 2, proprio xchè ho tantissima voglia di stare tranquilla, di stare in silenzio vicino a lui e godermi il semplice fatto che c’è, di parlare con calma -  senza sentire accuse stronze -  con mia mamma e sptt di pace. Invece devo correre, in lungo e in largo, senza mai riuscire davvero a toccare qno.
Grazie entrambi per gli sforzi, proprio gentili. Chiederò a Sant’Antonio di farmi ritrovare l’equilibrio, perso chissà dove. Magari gli chiedo anche le canzoni per il provino, visto che non arrivano!


FarfallaDiVetro
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giugno 05, 2009 09:48

Scrivo quando mi sento sola, per gridare a voce alta i miei pensieri senza disturbare nessuno.
Scrivo il blog quando devo fissare emozioni che mi sfuggono se solo sentite o peggio ancora sognate (mo' ieri notte: si può avere figli solo dal migliore amico così la prima parola che dirà avrà a che fare con la musica. Jung? Ci sei?).
Scrivo per dire come mi sento a me stessa, e alle xsone che pasano per caso insieme a quelle che mi vogliono bene.
Ma non ho mai pubblicato una ricetta. Eppure a me piace un sacco cucinare, è che non sono creativa: sono diligente, faccio le mie cosine x benino e mangio moderatamente sano. Quando sono sotto gastrite poi...
Va bè, l'occasione è stata data da una brutta notizia, una notizia che mi ha prima colpito come uno schiaffo e poi mi ha fatto incazzare. L'esito dell'incazzo di solito è il dolore, ma siccome nn ho colpe ho deciso di nn addolorarmi troppo e di coccolarmi. Perciò sono uscita dal lavoro abbastanza presto, sono andata da NaturaSì che x me è un luogo di perdizione assoluta: in mezzo all'odore della casa di Serena (quello che associerò sempre, malgrado la prova contraria, ai matrimoni ben riusciti) ho girato perdendomi tra hummus di alghe già pronto, zuppa di miso con tofu, tahina, farine di ogni genere, lievito strano, seitan...E' tutto bello ed infinitamente caro, perciò mi sono permessa poche cosine che cmq hanno spolpato l'esiguo resto nel mio portafoglio provato dal parrucchiere (ah sì, sono liscia ora, con un po' di boccoletti finti in fondo): insalata e pomodorini biologici, svizzere di pollo no OGM, marmellata di arance e fragole, gallette di mais e pasta sfoglia finta.
Per finire un po' di avanzi del mancato we al mare e i finocchi che mi ha dato la mamma ho iniziato a fare un rotolo con la pasta sfoglia finta, farcita con prosciutto crudo, finocchi sbollentati e poi tagliati fini fini e mescolati al philadelphia e pepe. In forno 20 minuti e poi mi sono scottata la lingua perchè ormai erano passate le 9 ed avevo una fame da sbrego! 
Copiate pure! Va bene con la gastrite!

FarfallaDiVetro

maggio 06, 2009 15:06

Di questo sono fatti i miei sogni da un po’ a questa parte. E in realtà non sogno mai il mio dispensatore ufficiale di tali necessità. Sempre qn’altro.
L’altra notte M. – che io identificherò sempre con il sesso anche se non l’ho mai testato se non ballando (brutto sì, ma sexy che non avete idea) – che mi stava sopra e mi riempiva di coccole e baci su tutto il viso. E poi anche L.Maestro, ma non ricordo bene ora come, so che quando l’ho visto ieri sera avevo voglia di sedermici in braccio e farmi struccagnare come si deve.
Poi ieri notte, A. Maestro – che è carinissimo di suo (moro occhi verdi), tanto dolce e pacioccoso, ora sbarbato e sptt single dopo 3 anni di convivenza. Cmq, ero in braccio suo – nel sogno - a sbaciucchiarlo teneramente, ma era un raduno imprò e quindi veniva gente a metterci dentro una scena. Arrivava M. con un costume tipo samurai ma che lo lasciava tutto scoperto davanti, soprattutto le parti intime, urlando e facendo una domanda. Io risolvo la situazione baciando A. teatralmente e violentemente – x finta cioè – e lui mi diceva su. Si allontanava dentro, pur tenendomi sempre in braccio e continuando a baciarmi dolcemente, ma io mi sentivo di aver rovinato tutto.

Nei sogni ogni personaggio è parte di me, sono sempre io, io che ho bisogno di coccole, di sentirmi al centro e abbracciata, compresa. Io che abbraccio, che ho bisogno di dare, di mettere al centro e coccolare.
Ed è chiaro che cosa mi manca. Io continuo a dirlo, ma chi dovrebbe ascoltare e prendersi cura di me, se ne rende conto quanto me?
Per fortuna che vado dall’analista oggi

FarfallaDiVetro
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aprile 28, 2009 11:47

Stavo pensando…
perché ho letto un post di una meta-filosofa, molto filodossa per quello che mi riguarda, cui non commento più niente xchè è davvero troppo snob per i miei gusti…
stavo pensando – dicevo – davanti a quel post iper incasinato e concettoso, alla femminilità che la società ci impone come massimamente sviluppata nella maternità, alla paternità che manca molto di definizione - al contrario, e non è molto collegata alla mascolinità – e a chi non vuole essere né l’una né l’altro. Chi non ha figli, specie se donna, viene vista spesso come sviluppata a metà, come avesse rinunciato ad una parte importantissima della sua funzione sociale e del suo essere. Se un uomo non ha figli, non vedo, nn ho mai visto per lo meno, reazioni così viscerali. Per questo chi non ne vuole rivendica la sua autonomia di corpo e pensiero etc etc…
E chi ne vuole invece? È solo vittima degli stereotipi e della pressione sociale? Io non credo: anticipo che la cosa mi tocca molto da vicino volendo io averne e sentendo che sono abbondantemente in ritardo sulla mia personale tabella di marcia, ma non credo che sia solo questione di perpetrare degli stereotipi imposti dall’alto.
Parlando di me e basta, com’è normale che sia in un blog, io ho sempre dato per scontato che avrei avuto dei figli (non uno solo, eh?) e quando mi si è posto davanti il fatto che compiuti i 30 anni, non avevo né il fidanzato né un lavoro fisso né una casa, bè…ho cominciato a non darlo proprio per scontato. Ora anzi vedo come più realistica la possibilità di stare senza, poiché non credo che sia morale – giusto per me – voler avere un figlio senza una coppia antecedente che abbia un progetto di vita comune.
A me, se guardo il grafico della mia esistenza fino ad ora, non è andata molto bene: non posso avere entrambe le cose (coppia con progetto e prole) per decorrenza dei termini e come è nel mio carattere, preferisco cioè il reale all’ideale, mi concentro su ciò su cui posso lavorare (la coppia). Non sono felice per questo, mi accontento e procedo con quello che ho, sperando che la vita mi sorprenda, ma ripeto, non credo sia solo questione di pressione sociale. Io credo fermamente, perché sono il mio corpo e la mia anima a dirmelo, che il mio destino si declini con dei figli da tirar su, e se questo non avverrà mi arrangerò con quello che c’è.


FarfallaDiVetro

aprile 09, 2009 11:38

Allora,
io non so più che pensare di sto papa. Anzi lo so, il peggio possibile. Ma vicino a Pasqua, per una cattolica è dura.
Già non riesco quasi più ad entrare in chiesa, la scomunica dei medici brasiliani mi ha fatto indignare nel profondo per l'ingiuria e l'offesa alla vita che c'è di contro alla vita in potenza.
Ma adesso, pure nietzsche....è uno dei miei preferiti, mi è sempre piaciuta la sua sagacia violenta nei confronti del moralismo della società. Certo, molti non hanno capito una cippa di quello che ha scritto (Hitler, tipo, ma anche Gentile e...cappero, nn ricordo più i nomi dei filosofi cattolici contamporanei. Sarà un segno...) ma è certo che non sarebbe mai potuto andare d'accordo con sto' nazista in abito bianco.
O forse gli sarebbe piaciuto, solo perché dava effettività a tutto ciò che lui voleva contraddire.
Non so, mi rendo conto che sto scrivendo di corsa e in modo raffazzonato, ma davvero, è come se avesse detto che mio fratello è un ladro e so che non è vero...
Son rimasta delusa, ecco.
E domani Via Crucis!
Buona Pasqua

FarfallaDiVetro

aprile 02, 2009 16:30

God save the Queen!!
And all british odds!


FarfallaDiVetro
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aprile 02, 2009 11:25

E stavolta lo scrivo io!!!!
Il mio primo incarico da ufficio stampa!!!!
...
Oddio...
Devo scrivere....


FarfallaDiVetro
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