Ci sono state 2 cose in questa campagna elettorale appena finita (dicono) che mi hanno fatto riflettere, e sono cose successe a me che ascoltavo e guardavo il mio paese come se ne fossi completamente estranea.
1) Qualche sera fa ho visto Cochi e Renato a Zelig Circus. Facevano satira, né più né meno, divertente e amara come deve essere.
E mi sono trovata a pensare “Strano che gli facciano dire ‘ste cose!”
Ora non so voi, ma questo è un pensiero che avrebbe fatto tranquillamente anche mia nonna. Con la differenza che lei è nata sotto la dittatura fascista, mentre io sono nata e cresciuta in una delle più giovani democrazie del mondo, in cui è sancita dalla Costituzione la libertà di parola (art. 31, mi sembra).
Ho dedotto perciò che, tra par condicio e trasmissioni sospese, vivo in un clima dittatoriale. E non mi piace.
2) Guardando l’elenco degli eleggibili appeso a tutti i muri del mio paesello, l’attenzione mi è caduta sulle date di nascita: 1955 (…..) 1948 (e va bé) 1945 (ma dai!) 1938 (osta che vecchio)
1927
Solo vecchi! E decrepiti!! Ma che diavolo! Come cacchio faccio a credere nel futuro di questo paese se la classe dirigente che mi si propone ha un piede nella fossa!! Saranno più saggi, certo, ma chi si può fidare di un parlamento con le badanti? Come possono portare del nuovo?
Ecco, fine delle paturnie.
Ho appena letto sul sito di Internazionale il mio oroscopo. Mi sa che quel tizio lì mi vede.
Ecco le cose di cui non hai particolarmente bisogno in questo momento: i pretesti per rimandare gli impegni; la tentazione di chiuderti su posizioni rigide e fissarti sul modo in cui le cose sono andate finora; la disponibilità a tollerare educatamente i maniaci del controllo; le fantasie su come cambiare la personalità di qualcuno che ami. Invece le cose di cui hai bisogno sono: una giornata di vento, un campo, un aquilone a forma di drago; una maggiore curiosità e domande migliori; un passatempo irrazionale che stuzzichi la tua immaginazione; uno stravagante altare nella tua camera da letto; più gratitudine per la tua musa e maggiore intimità con lei; dei barattoli di colore per dipingere con le dita e cinque grossi fogli di carta per disegnare la tua storia.
Da piccola tifavo per la mia classe al torneo di calcetto urlando “chi non soffre non vince”, poi con l’età, e con le parole di Benigni, ho scoperto che si può essere felici solo se si ha provato il dolore, non perché fortifica, migliora e altre cazzate cattoliche, ma perché per toccare le vette più alte devi aver prima conosciuto il fondo.
Ora io so, coscientemente, che dovrei restare col dolore che sento, focalizzarlo bene e capirne il punto centrale, l’occhio del ciclone, farlo mio totalmente per non lasciarmi sommergere e possedere da lui. Ma fa un male tremendo. E devo arrivare a fine giornata in qualche modo. Scelgo l’anestesia, il non sentire più nulla, seppellire in cuore sotto le macerie del cervello e andare avanti. Lo so, mi sto facendo trascinare invece di essere padrona di me stessa, mi compiango invece di coccolarmi e volermi bene anche con tutti i miei limiti e tutte le cose che ancora non ho capito. Ma non ce la faccio. Mi manca il cuore, il coraggio (e anche lo spazio) per affrontare questa battaglia.
Io 
a sentire questi 2 che parlano in latino medievale ![]()
della coltivazione degli asparagi nella marca trevigiana (giuro!!) 
mentre io devo preparare un dossier (leggi: bilancio di previsione) ![]()
mi incazzo veramente. 
Che dire della settimana appena trascorsa: impegnativa, sclerotica, tutta sui treni.. stressante fondamentalmente.
È iniziato tutto mercoledì, con un’alzataccia alle 6.00 che mi sta diventando sempre più consueta. Sono andata a lavorare in treno (2 treni) e alle 17.04 partenza per Roma. Vicino a me c’è un signore di Udine che mi racconta la storia della sua vita, dei suoi figli e della sua compagna che ora è in analisi. Mi fa pure leggere una poesia e mi chiede di evidenziarne i simboli. Così per 4 ore.
Arrivo vs le 21.30, affamata, stanca, e alla stazione mi aspetta OcchiVerdi già col biglietto della metro per me. Gentile come un cavaliere delle fiabe, oltre a ospitarmi a casa sua, a farmi da mangiare, mi cede il suo enorme letto (lui è più di 1,90 mentre io sono un tappo che si perde nell’erba alta).
Giovedì mattino sveglia presto, colazione ricchissima con la super marmellata della nonna fichi e prugne, tailleur e partenza per il convegno al Ministero degli Affari Esteri (figata eh! Ho visto il ministro scendere dall’auto blu: è cotto in faccia, lucido e marrone come il pavimento del salotto).
Convegno lungo e abbastanza noioso, ci sono solo io per la mia università, e dopo aver capito come girava il vento ho detto le 10 parole che servivano a portare a casa (spero) qualche progetto (leggi: soldi).
Esco abbastanza presto (avevo un’orchite gravissima) e OcchiVerdi mi porta la valigia in stazione (l’ho detto che è troooppo gentile!) e pure qualche amico di mia sorella che non vedevo da tempo.
Saluti e abbracci, si riparte per Bologna, a cercare di dormire un po’ più della notte precedente, spesa a parlare con mia madre dei comportamenti infami di alcune persone sul posto di lavoro e del fatto che la tappa felsinea non era parte del mio dovere e di conseguenza era peccato.
Venerdì mi sveglio tardi, si fa un giro straveloce in piazzola e mi rimetto sul treno alla volta di Padova, dove mi aspetta la presentazione di un libro per giuristi e storici. E FdV che centra? Niente, sta al banchetto in fondo a vendere i libri!! Il capo, cafonissimo, non mi presenta nemmeno l’ospite, ma alla fine, dopo aver letto una cosa che mi ero portata dietro e aver risolto un sudoku difficile, gli faccio lo stesso una domanda (ha ha. Sono un’idiota che sta al banchetto alle 8 di sera, ma la testa mi funziona lo stesso). Arrivo a casa alle 10.00, e mia madre prova subito a farmi sentire in colpa per le assenze.
Sabato: altro giro altro regalo!! Partenza per Firenze per fiera equo e solidale, dove ho visto 3 mucche, un bue enorme (detto limousine!), diversi asini, caprette, pannelli solari e formaggi di ogni genere.
Ritorno a Bologna nel tardo pomeriggio per andare alla Maratona di Imprò. Bei match, ma preso un freddo dell’orco a stare sotto il tendone dalle 4 alle 6 del mattino!
Sono tornata stanca e coi ritmi circadiani un po’ incasinati, ma stanotte ho dormito addirittura 5 ore filate! Più di così che voglio?