Ma perché a me no? Perché?
Sono troppo dura? Troppo impegnativa?
Lo so che chiunque può essere decisamente migliore di me, ma che cazzo, a me non può toccare una legittima parte? Mi sono fatta male al timpano a forza di soffiare il naso, ho gli occhi gonfi, e tutto quello che ho chiesto è di stare tranquilla.
Bel risultato. Brava.
L'unica cosa positiva è che il mio brutto carattere fa sì che nessuno se ne accorga: nessuno si aspetta che il lunedì io stia bene, che sorrida o sia semplicemente serena.
Evviva. Sempre meglio.
... Perché stavolta io non ce la faccio a venir su.
Quando torni, dicevo, ti spiego questa cosa del tornare alla sbarra e allo specchio, di scoprire che i tuoi piedi non fanno quello che gli dici ma esercitano una loro forma di autonomia di protesta nei confronti dei movimenti troppo alieni, troppo difficili e troppo leggeri.
Ti farò vedere i passi, x come li ho imparati, e ti spiegherò che è come se mi sentissi schiacciata in un corpo bidimensionale, quello dello specchio appunto, che mi fa tremare. Ti racconterò della libertà del non guardarsi, del venire da dentro a fuori e non da fuori a dentro, e della competizione automatica che viene mentre il tuo braccio sinistro si appoggia lieve al legno e di come tu sai da che parte si gira – gli altri, tutti, no.
Ti spiegherò, ti farò vedere, ti racconterò… e ovviamente non riuscirò a spiegarmi per nulla.
Mamma dice che siamo il giorno e la notte: questa volta le devo proprio dar ragione.