novembre 23, 2009 11:01

Potresti semplicemente stilare un elenco delle attività del we, we intenso e felice perlopiù, con punte di scoperte e punte di incazzature, ma non sarebbe giusto perché l’astrologo di fiducia disse:

“Secondo un detto buddista, quando l’allievo è pronto il maestro arriva”, scrive Clarissa Pinkola Estés nel libro Donne che corrono coi lupi. Ma questa magia non si realizza facilmente. “Il maestro arriva quando è pronta l’anima dell’allievo, non il suo ego. Il maestro arriva quando l’anima chiama. Per fortuna, perché l’ego non è mai pronto del tutto”. Mi piacerebbe che questa informazione ti permettesse di accogliere con gioia le lezioni discordanti ma istruttive che sono in arrivo.

E ho incontrato maestri dove non pensavo ce ne fossero.

Primo: avere un’amica per casa, e dormire con lei senza problemi manco fosse mia sorella, e scoprire di essere tanta. Non nel senso fisico ma di energia: sapere di essere un vulcano sempre sul punto di esplodere, un vulcano attivo che ribolle dal profondo e scoprire di essere in grado di stivare quest’energia, di visualizzarla e farmi vaso vuoto pronto per essere riempito. E lei che mi mostra esplicite   cose che io faccio implicite (sentire le pietre, caricarle di magia, accendere una candela per concentrarsi o per benedire un atto semplice…). E portarla a vedere la mia vita, che è il teatro, e vederlo dal suo punto di vista, capire l’energia che ci sta dentro e sentire perché mi sento così me stessa solo lì dentro.

Secondo: pizza con chi improvviso ma non conosco ancora, quelli più grandi a lezione, e quello che mi fa sangue. E parlare di trombamici e di come gli uomini intendono i rapporti. Lui che mi dice che devo provarci spudoratamente se uno mi piace, io che lo guardo con scritto negli occhi “più di così?” e accorgermi che i desideri sono contrastanti e che ne sto forse soffocando uno più grande e più bello. Che se mi viene in sogno forse lo devo ascoltare anche se non so proprio come leggerlo, ancora. E ho provato a immaginarlo nella situazione per me più perfetta, che è anche la più corretta per tutti  guarda un po’, e ho sentito il cuore ricominciare a battere in modo diverso.

Scoprirò che vuol dire? La mia sete di conoscere la natura umana mi sta portando sulla mia vera strada? Senz’altro sì, ma riconosco i giusti segnali o voglio vedere solo ciò che mi piace?

Adoro le domande!


FarfallaDiVetro

ottobre 30, 2009 15:10

- Ecco qua, firmato tutto. Ora se vuoi ha la possibilità di avere il contratto nazionale con un contributo di 3 euro.
-3 euro!! (scioccato)
- Appunto...se preferisci puoi invece scaricartelo da internet dove lo trovi gratis...
- (interrompendomi) Ma io sono della juve...


n.b. credevo di aver ormai sentito tutto durante i colloqui.
E inveze.


FarfallaDiVetro
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settembre 17, 2009 12:22

La domanda è: perché? Perché me l’hai dovuto chiedere? E da parte x giunta?
Non c’eri anche tu domenica scorsa? Non l’avevi già pestata? Che mi sono accorta di averti aggredito, ma è insopportabile, doloroso. Mi ripeto come un mantra che ce la faccio, che vado avanti, ma non piango mai. Non ho tempo. Ho tutto da tener su e solo voglia di scomparire sotto le coperte. Nemmeno leggere, nemmeno.
Perché questa domanda morbosa? Non c’è più nessun con A. e se non puoi consolarmi almeno non aprire la ferita, almeno lasciami stare.
Caffè adesso e poi telefono, che qua non mi pagano perché stia male.

P.S. Ho L.Maestro per il 3° anno consecutivo. Ma mi cambiano di gruppo. Uff.


FarfallaDiVetro

agosto 14, 2009 09:58

Ho detto sì perché non mi voglio negare niente, perché nessuno possa dire che non c’ho provato fino in fondo e perché nessuno mi dica che do poco.
Ho detto sì perché non volevo essere io a prendere tutta la responsabilità delle parole dure.
Ho detto sì perché ho bisogno di coccole e odio cambiare i programmi. Ho detto sì perché mi piace farlo contento.
Ho detto sì per provare malgrado i miei princípi dicano no.
Ho detto sì perché l’idea di non vederlo e non sentirlo è peggio.
Ho detto sì perché piangevo. Ho detto sì perché sono stanca, esausta.
Ho detto sì per la speranza e la disperazione.
Ho detto sì perché non lo so è la risposta migliore.
Solo che ora mi trovo a dover cercare un appartamento x domenica con una connessione del ca**o e l’organizzazione sclerotica che mi piace come uno schitto d’uccello in testa.


FarfallaDiVetro

giugno 24, 2009 10:46

Allora…non è che non volessi raccontare anche all’altra parte del mondo, ma ho raccontato così tanto l’esperienza del provino che un po’ ne sono stanca. Sptt perché è venuta fuori una delle parti di me che più odio, cioè quella troppo emotiva, che non riesce a controllare lo stato di tensione e manda tutto a FC.
Al mattino prova di danza con maestro asiatico-londinese che avrà più di 40 anni ma non ha problemi di spaccate. Ci fa provare dei pezzi di una coreografia del musical ed è divertente, mentre cerco di mettermi in fondo finisco quasi in prima fila e mi piace, mi fa ridere. Tendo il tempo, lancio le gambe, mi ricordo le gambe (poi me le scordo subito, ma intanto almeno un giro l’ho preso) etc. Poi pausa e prova di tip tap: nessuno l’ha mai fatto, ci spiega e rispiega 2 passi base, vede come li facciamo e “basta così grazie, sono a posto”
J Poveretto! Ci danno quindi l’appuntamento per il quarto d’ora individuale di canto e recitazione. Fuori, oltre alle mie amiche canterine, è pieno di bambini: 20 anni, 19, iper saccenti e che sanno tutto loro. Cerco di rispondere a modo a una che mi chiede se sono stata DAVVERO ad Harward, perché lei è andata a Oxford e non ha solo comprato la maglia perché era in gita…. Sono stata brava, non l’ho nemmeno morsa.
Nel frattempo, a tip tap, mi sono fatta male alla gamba: era una settimana che il ginocchio mi voleva uscire, e l’aver spostato male il peso mi ha strappato a livello dell’anca. Sono tornata a casa in bici che non sentivo più il piede, e –grossissimissimo errore – ho invitato le amiche canterine a casa a provare. Ascolto C. che canta Zingara (da Notre Dome) e un’altra molto spiritual da Rent: sono senza parole, canta da Dio, sembra di ascoltare il cd originale. Né sbavature, né cali, un po’ di variazioni ed è semplicemente perfetta. Perdo tutta la mia fragile autostima d’un colpo, capisco che la cosa è davvero troppo lontana e quasi non mi presento più al pomeriggio.
Poi ci vado, mi spiace meno fare una figura di merda che saltare, e canto male. Ma proprio malissimo, che così male le canzoni non m’erano mai venute. Ho la voce bloccata, lo stomaco a pezzi e mi sento uno schifo. Mi dimentico perfino i testi e invento molto, perciò amen. La sera prima avevo chiesto di non avere nessuno attorno, e ovviamente ho avuto la presentazione ufficiale del moroso alla mamma, che poi lunedì ha trovato il modo di scaricarmi addosso tutto il malanimo e il veleno che aveva in corpo; sono riuscita a litigare col moroso MENTRE eravamo a letto; mi è rimasta la cena sullo stomaco.
Va bè, credo che mi buttino fuori a pedate e invece mi fanno prendere su una bigliettino con una frase, e poi un altro in cui c’è il modo di dirla. L’improvvisazione mi diverte, devo fare il papa e ci metto tutti gli echi come se fossi all’angelus. In seguito A. – regista e cantante lirico professionista – butta una sedia a terra e mi ci devo sedere sopra senza toccarla. Ricordo l’esercizio, ma non la soluzione, perciò reagisco improvvisando e ne viene fuori pure una bella scena. Esco non contenta ma almeno sollevata che sia finita, e convinta che nel giro di poco si aprirà il cassetto della vergogna quando A. mi richiama. Vogliono vedere se in repertorio ho qsa di comico!! Alla fine il bilancio resta negativo: non mi piace affrontare una prova già non al massimo delle mie capacità psico-fisiche, ma in più mi odio proprio quando non sono  in grado di sostenere la tensione e mi taglio le gambe da sola.
La soddisfazione però è duplice: la danza mi ha svegliato un po’ i muscoli e mi ha ricordato che mi piace muovermi a tempo, guardarmi allo specchio mentre faccio le facce e saltello sui piedi. La parte recitata è venuta bene, mi sono fatta notare proprio per la specialità in cui mi presentavo, e mi sono ricordata che qno non molto tempo fa mi ha detto che ho buone doti teatrali.
Non so se avrò mai la possibilità di fare un altro provino, so di essermela giocata male, ma almeno mi sento bene perché ho implicitamente ricevuto una conferma che l’espressione artistica che ho scelto è quella giusta per me.


FarfallaDiVetro

settembre 18, 2008 18:35

Tornare a scrivere dopo tanto tempo è traumatico, come andare dal dentista dopo anni. Trovi mille scuse per procrastinare, anche se ne hai un bisogno pazzesco, e ti muovi solo se hai un buon motivo. Buonissimo magari. Una carie che ti tiene sveglio tutta la notte. Il dente del giudizio che ha fatto da talpa nella tua guancia...un dolore enorme insomma.
Grazie a Dio per tornare a scrivere serve un bel momento di gioia. Che prende le gambe il sangue la voce di Jovanotti.
Sono stata al concerto all'Arena ieri, e - malgrado la vioce del mio migliore amico in testa mi dica che sto bestemmiando - è stato il più bello che abbia mai visto. Quell'uomo è energia pura, non si risparmia un secondo sul palco. Ti dà tutto e se la gode come un matto mentre balla un tango a modo suo o mentre salta come un indemoniato. Ha dei musicisti favolosi: non mi era mai capitato di sentire 2 assoli di batteria con tutti quei contro c... e in platea era veramente pieno di bambini.
C'era un freddo che te lo raccomando, ma mi sono messa a ballare uin casino fino a restare in maglietta. E poi le canzoni nuove, che sono orgasmi, e quelle vecchie che oddio le so tutte!! E la salma in fianco a me che mi chiede di spostarmi che non vede bene. Da seduta. Ma soprassediamo.
Sentire come si buttava, come si dedicava al pubblico mi ha ricordato, se ancora ne avessi bisogno, quanto mi piace stare su un palco, quanto sono presa, in estasi, quando divento un'altra persona, e quanto sto ad ascoltare chi mi guarda.
L'unica nota un po', ma nemmeno tanto, stonata è stata l'assenza del moroso, che con tutte qualle canzoni iper romanticissime ci sarebbe proprio stato bene. Ma alla fine ho pensato che ogni volta che mi sono proprio goduta tanto un concerto ero da sola. Con gli amici, come stavolta, ma cmq "in single".
Anche ultra bene senza A. che non mi avvisava di ciò che stava x succedere, quali strumenti stavano cambiando e perché etc...
Una dose di energia, di carica positiva, tutto bello proprio. Anzi, figata!


FarfallaDiVetro

settembre 04, 2008 16:00

Notte in bianco a fianco di mia sorella. Che ha fatto degli incubi assurdi.
Ultimo giorno piano oggi, con seratona finale a base di astice e cocktails. Speriamo che la compagnia sia ben distribuita. Ieri sera vino e formaggio con i roommates a tentare di capire che diceva l'americana...e a capire che in effetti non so piu' l'inglese e dovrei fare qsa x tenerlo in allenamento. gente simpatica, un po' imperscrutabile, ma evidentemente la necessita' di cambiare cosi' tanti ambienti e persone ha fatto si' che le maschere sociali divenissero man mano preponderanti.
Sono contenta che sis abbia trovato dei veri amici qui, anche se x eta'  e tipo di vita erano i candidati meno probabili e sapendo che in un modo o nell'altro sono qui mi fa stare piu' tranquilla.
Ve be', non ho ancora scaricato le foto.
Vado in doccia.



FarfallaDiVetro
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agosto 11, 2008 10:34

Potrebbe sembrare a qno che sia in ferie perché da un po’ non frequento il mio blog.
No, sono al lavoro, e leggo quelli degli altri. Perché non ho molto da dire, fondamentalmente.
L’estate si sta srotolando come un serpente caldo tra le mie mani, in un via vai di assenze che non credevo potesse essere dinamico. Prima torna mia sorella, e io il giorno dopo vado un w.e. a fare la figurante alla festa medievale di Palazzuolo sul senio – dove scopro la potenza della maschera e quanto poco sopporto l’aggregazione senza niente da fare. Poi io torno e lei va qke gg a Pisa.
Nel frattempo A. è andato a farsi scoppiare un’ulcera al campo estivo della parrocchia, il primo, perché poi ne prenderà anche uno in montagna. E in tutto fanno 20gg di lontananza, in cui mi chiama e mi manda sms ma io resto sola cmq.
Sola: da una settimana sono partite anche mum&sis e sono a casa da sola. E al lavoro, va bè. Non che mi sprechi di lavoro, perlopiù leggo blog e aspetto che tornino i clienti. A casa ho dormito, ho mangiato e ho letto (due libri, comprati e finiti subito). Ieri ho fatto un po’ di esercizi di teatro, ma non ho messo il naso fuori nemmeno per un minuto.
Ora sono al lavoro che ascolto i Negramaro, sento L. che si lamenta della roba da stirare e M. che è contenta della casa nuova.
Io guardo note spese e cerco di finire almeno una cosa in giornata, poi spesa poi alle 9 mi riprendo mum&sis. Sarò meno sola?


FarfallaDiVetro

luglio 24, 2008 20:37

Dire com'è andata ieri sera è difficile, se non impossibile.
Bene, fino a un certo punto, un po' peggio poi, ma ci siamo divertiti tutti.
Ho giocato più x me che per la squadra, ma dopo le serate passate a dar testate al muro e a litigare ho detto basta, ed è stato molto meglio così. Oggi ero divelta, stanchissima, tanto che uscita dall'ufficio dovevo andare a casa della mia compagna di banco e non ho trovato la strada....non mi ricordavo proprio più.
Merda, sono andata in panico ed ho sbagliato due e poi tre volte prima di prenderci.
Cmq - questo post è volutamente  incomprensibile- devo dire a chi sa che questi, anche se pochissimi, sono i soldi più belli che abbia mai guadagnato.


FarfallaDiVetro
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luglio 09, 2008 09:58

Gente che se ne va, gente che si lamenta, gente che fa finta, gente che lavora.
Sento tutto ma non dico niente.
L’impressione è che tutti stiano scappando dalla nave che affonda. E anch’io me ne andrei.
Al nuovo collega che già si dimette, che è stato mio capo finché ero in stage, ho detto che mi ha fatto piangere più di una volta al tempo, ma che ora mi sta più simpatico. Si è dispiaciuto. Penso più del fatto che mi sta simpatico ora.
Ho fatto 1cazzata giorni fa, per pura ignoranza. Nessuno ha alzato un dito x aiutarmi, ho chiesto e ho preso 3 no. Secchi. Il controller dice “fate così” e tutti improvvisamente sono professionali e disponibili. Grazie mille.
Questa è una cosa che non mi va.
Lavoro a parte, ieri sera bevo uno spritz con le colleghe che una festeggia l’acquisto di casa. Poi mi viene a prender un amico x andare a cena e poi riunione del II lavoro. Lo vedono e mi chiedono se è il moroso, perché dico sempre che mio moroso è grande e grosso. Mentre nego e dico che il mio lui è molto più bello sento che arrossisco, e la collega si mette a ridere dicendo che mi sono venuti i cuoricini negli occhi. Robe che neanche a 16 anni reagivo così. Ero molto più pragmatica.
Mi sono “arresa” al fatto che non era più solo un amico la sera del saggio, quando abbiamo cantato un ritornello decine di volte, ogni volta in modo diverso. E quando si doveva cantarlo al nostro amore che era lì in mezzo al cerchio ho visto il suo viso. E mi son detta: “Bon, ‘desso vedi di gestirla!”.


FarfallaDiVetro