Sarà xchè stanotte – o stamattina presto – mi sono sognata che andavo in Croazia con L. e P. e M. Ingegnere Scemo e c’era pure un ragazzino biondo (quello di X-Men) e che L. tradiva la sua donna con me – ho proprio sentito la sensazione dei baci, la lingua accarezzata…boh, di un realismo che non credevo possibile (con i nostri veri caratteri: lui brusco e affidabile io tenera e aggressiva che ci diciamo che M. sfagiolerà tutto appena si torna in città);
sarà perché C. mi ha detto che sta con A.Maestro ed è felicissima e io, anche se già lo sapevo e se sono felice x lei, ho sentito una voglia di piangere pazzesca e mi sono sentita sola e abbandonata;
sarà perché ho passato la domenica pomeriggio a fare i cubi per la scenografia e mi sono divertita un casino a levigare il legno e a passare un pomeriggio con 3 uomini senza parlare di matrimoni e bambini in arrivo e gioie domestiche;
sarà che B. mi dice che sto reagendo anche troppo bene,
ma mi rendo conto di essere molto vulnerabile e di aver bisogno di qno vicino, e mi sto domandando se ho fatto la scelta giusta o se continuo a non capire un ca**o della vita.
Allora…non è che non volessi raccontare anche all’altra parte del mondo, ma ho raccontato così tanto l’esperienza del provino che un po’ ne sono stanca. Sptt perché è venuta fuori una delle parti di me che più odio, cioè quella troppo emotiva, che non riesce a controllare lo stato di tensione e manda tutto a FC.
Al mattino prova di danza con maestro asiatico-londinese che avrà più di 40 anni ma non ha problemi di spaccate. Ci fa provare dei pezzi di una coreografia del musical ed è divertente, mentre cerco di mettermi in fondo finisco quasi in prima fila e mi piace, mi fa ridere. Tendo il tempo, lancio le gambe, mi ricordo le gambe (poi me le scordo subito, ma intanto almeno un giro l’ho preso) etc. Poi pausa e prova di tip tap: nessuno l’ha mai fatto, ci spiega e rispiega 2 passi base, vede come li facciamo e “basta così grazie, sono a posto” J Poveretto! Ci danno quindi l’appuntamento per il quarto d’ora individuale di canto e recitazione. Fuori, oltre alle mie amiche canterine, è pieno di bambini: 20 anni, 19, iper saccenti e che sanno tutto loro. Cerco di rispondere a modo a una che mi chiede se sono stata DAVVERO ad Harward, perché lei è andata a Oxford e non ha solo comprato la maglia perché era in gita…. Sono stata brava, non l’ho nemmeno morsa.
Nel frattempo, a tip tap, mi sono fatta male alla gamba: era una settimana che il ginocchio mi voleva uscire, e l’aver spostato male il peso mi ha strappato a livello dell’anca. Sono tornata a casa in bici che non sentivo più il piede, e –grossissimissimo errore – ho invitato le amiche canterine a casa a provare. Ascolto C. che canta Zingara (da Notre Dome) e un’altra molto spiritual da Rent: sono senza parole, canta da Dio, sembra di ascoltare il cd originale. Né sbavature, né cali, un po’ di variazioni ed è semplicemente perfetta. Perdo tutta la mia fragile autostima d’un colpo, capisco che la cosa è davvero troppo lontana e quasi non mi presento più al pomeriggio.
Poi ci vado, mi spiace meno fare una figura di merda che saltare, e canto male. Ma proprio malissimo, che così male le canzoni non m’erano mai venute. Ho la voce bloccata, lo stomaco a pezzi e mi sento uno schifo. Mi dimentico perfino i testi e invento molto, perciò amen. La sera prima avevo chiesto di non avere nessuno attorno, e ovviamente ho avuto la presentazione ufficiale del moroso alla mamma, che poi lunedì ha trovato il modo di scaricarmi addosso tutto il malanimo e il veleno che aveva in corpo; sono riuscita a litigare col moroso MENTRE eravamo a letto; mi è rimasta la cena sullo stomaco.
Va bè, credo che mi buttino fuori a pedate e invece mi fanno prendere su una bigliettino con una frase, e poi un altro in cui c’è il modo di dirla. L’improvvisazione mi diverte, devo fare il papa e ci metto tutti gli echi come se fossi all’angelus. In seguito A. – regista e cantante lirico professionista – butta una sedia a terra e mi ci devo sedere sopra senza toccarla. Ricordo l’esercizio, ma non la soluzione, perciò reagisco improvvisando e ne viene fuori pure una bella scena. Esco non contenta ma almeno sollevata che sia finita, e convinta che nel giro di poco si aprirà il cassetto della vergogna quando A. mi richiama. Vogliono vedere se in repertorio ho qsa di comico!! Alla fine il bilancio resta negativo: non mi piace affrontare una prova già non al massimo delle mie capacità psico-fisiche, ma in più mi odio proprio quando non sono in grado di sostenere la tensione e mi taglio le gambe da sola.
La soddisfazione però è duplice: la danza mi ha svegliato un po’ i muscoli e mi ha ricordato che mi piace muovermi a tempo, guardarmi allo specchio mentre faccio le facce e saltello sui piedi. La parte recitata è venuta bene, mi sono fatta notare proprio per la specialità in cui mi presentavo, e mi sono ricordata che qno non molto tempo fa mi ha detto che ho buone doti teatrali.
Non so se avrò mai la possibilità di fare un altro provino, so di essermela giocata male, ma almeno mi sento bene perché ho implicitamente ricevuto una conferma che l’espressione artistica che ho scelto è quella giusta per me.
Stavo pensando…
perché ho letto un post di una meta-filosofa, molto filodossa per quello che mi riguarda, cui non commento più niente xchè è davvero troppo snob per i miei gusti…
stavo pensando – dicevo – davanti a quel post iper incasinato e concettoso, alla femminilità che la società ci impone come massimamente sviluppata nella maternità, alla paternità che manca molto di definizione - al contrario, e non è molto collegata alla mascolinità – e a chi non vuole essere né l’una né l’altro. Chi non ha figli, specie se donna, viene vista spesso come sviluppata a metà, come avesse rinunciato ad una parte importantissima della sua funzione sociale e del suo essere. Se un uomo non ha figli, non vedo, nn ho mai visto per lo meno, reazioni così viscerali. Per questo chi non ne vuole rivendica la sua autonomia di corpo e pensiero etc etc…
E chi ne vuole invece? È solo vittima degli stereotipi e della pressione sociale? Io non credo: anticipo che la cosa mi tocca molto da vicino volendo io averne e sentendo che sono abbondantemente in ritardo sulla mia personale tabella di marcia, ma non credo che sia solo questione di perpetrare degli stereotipi imposti dall’alto.
Parlando di me e basta, com’è normale che sia in un blog, io ho sempre dato per scontato che avrei avuto dei figli (non uno solo, eh?) e quando mi si è posto davanti il fatto che compiuti i 30 anni, non avevo né il fidanzato né un lavoro fisso né una casa, bè…ho cominciato a non darlo proprio per scontato. Ora anzi vedo come più realistica la possibilità di stare senza, poiché non credo che sia morale – giusto per me – voler avere un figlio senza una coppia antecedente che abbia un progetto di vita comune.
A me, se guardo il grafico della mia esistenza fino ad ora, non è andata molto bene: non posso avere entrambe le cose (coppia con progetto e prole) per decorrenza dei termini e come è nel mio carattere, preferisco cioè il reale all’ideale, mi concentro su ciò su cui posso lavorare (la coppia). Non sono felice per questo, mi accontento e procedo con quello che ho, sperando che la vita mi sorprenda, ma ripeto, non credo sia solo questione di pressione sociale. Io credo fermamente, perché sono il mio corpo e la mia anima a dirmelo, che il mio destino si declini con dei figli da tirar su, e se questo non avverrà mi arrangerò con quello che c’è.

La prossima settimana, Capricorno, cerca di essere una versione più dilatata e intensa di te stesso. In altre parole, fa' quello che solo tu sai fare, ma ancora meglio e con più chiarezza del solito. Per esempio, se sei un organizzatore emotivamente intelligente e sei molto abile nel fare ordine, organizza con più eleganza del solito. Se la tua specialità è costruire strutture che tirano fuori il meglio dagli altri, sfrutta al massimo questa tua capacità. È il momento ideale per esagerare, perché hai più potere del solito di cambiare il mondo che ti circonda.
Tornare a scrivere dopo tanto tempo è traumatico, come andare dal dentista dopo anni. Trovi mille scuse per procrastinare, anche se ne hai un bisogno pazzesco, e ti muovi solo se hai un buon motivo. Buonissimo magari. Una carie che ti tiene sveglio tutta la notte. Il dente del giudizio che ha fatto da talpa nella tua guancia...un dolore enorme insomma.
Grazie a Dio per tornare a scrivere serve un bel momento di gioia. Che prende le gambe il sangue la voce di Jovanotti.
Sono stata al concerto all'Arena ieri, e - malgrado la vioce del mio migliore amico in testa mi dica che sto bestemmiando - è stato il più bello che abbia mai visto. Quell'uomo è energia pura, non si risparmia un secondo sul palco. Ti dà tutto e se la gode come un matto mentre balla un tango a modo suo o mentre salta come un indemoniato. Ha dei musicisti favolosi: non mi era mai capitato di sentire 2 assoli di batteria con tutti quei contro c... e in platea era veramente pieno di bambini.
C'era un freddo che te lo raccomando, ma mi sono messa a ballare uin casino fino a restare in maglietta. E poi le canzoni nuove, che sono orgasmi, e quelle vecchie che oddio le so tutte!! E la salma in fianco a me che mi chiede di spostarmi che non vede bene. Da seduta. Ma soprassediamo.
Sentire come si buttava, come si dedicava al pubblico mi ha ricordato, se ancora ne avessi bisogno, quanto mi piace stare su un palco, quanto sono presa, in estasi, quando divento un'altra persona, e quanto sto ad ascoltare chi mi guarda.
L'unica nota un po', ma nemmeno tanto, stonata è stata l'assenza del moroso, che con tutte qualle canzoni iper romanticissime ci sarebbe proprio stato bene. Ma alla fine ho pensato che ogni volta che mi sono proprio goduta tanto un concerto ero da sola. Con gli amici, come stavolta, ma cmq "in single".
Anche ultra bene senza A. che non mi avvisava di ciò che stava x succedere, quali strumenti stavano cambiando e perché etc...
Una dose di energia, di carica positiva, tutto bello proprio. Anzi, figata!
Dire com'è andata ieri sera è difficile, se non impossibile.
Bene, fino a un certo punto, un po' peggio poi, ma ci siamo divertiti tutti.
Ho giocato più x me che per la squadra, ma dopo le serate passate a dar testate al muro e a litigare ho detto basta, ed è stato molto meglio così. Oggi ero divelta, stanchissima, tanto che uscita dall'ufficio dovevo andare a casa della mia compagna di banco e non ho trovato la strada....non mi ricordavo proprio più.
Merda, sono andata in panico ed ho sbagliato due e poi tre volte prima di prenderci.
Cmq - questo post è volutamente incomprensibile- devo dire a chi sa che questi, anche se pochissimi, sono i soldi più belli che abbia mai guadagnato.